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La mia prima volta in Etiopia
Questo post non parla di comunicazione, di relazioni pubbliche o di scrittura professionale. Parla di una parentesi di vita e dice qualcosa dell’Etiopia che raggiungerò tra poco più di 24 ore. Sarò ospite ad Addis Abeba per una decina di giorni di una donna italo etiope (diventata anche un'amica): dirige una scuola di 300 bambini e segue con amore e rigore i 25 bambini e famiglie che insieme a un gruppo di amici abbiamo adottato senza distanze qualche anno fa.

Andrò lì nella capitale a conoscere bambini e famiglie, a vedere come vivono, a capire se siamo veramente utili per loro e cosa possiamo fare di più.

Ho preparato con cura il bagaglio: prima vestiti per loro, giocattoli, caramelle, cioccolato, penne e gadget. Poi le cose per me: sempre meno man mano cresceva il bagaglio: due paia di pantaloni, due magliette, un pullover perché la sera ad Addis Abeba fa freddo visto che è su un altopiano a 2400 metri. Temo non mi basteranno ma non voglio pagare franchigie salate e i controlli di Egyptair sono in genere rigorosi.

Ho portato con me le schede dei bambini da aggiornare e un bel taccuino nuovo per fermare incontri e sensazioni. I più grandicelli parlano un po' di inglese e spero proprio di conoscere pezzetti della loro vita, i progressi, i loro problemi, magari anche qualche pensiero sul futuro.

Mi chiedo che impressione farò loro! So che mi aspettano, hanno la mia e le nostre foto, ma vedersi è diverso. Cercherò per i primi giorni di guardare e ascoltare, ho la testa così piena, devo prima svuotarla un po'. Per capire qualcosa di loro.

Lo confesso, sono emozionata, ho viaggiato tanto nella mia vita, ma questo viaggio è un'altra cosa.

Se volete saperne di più sulla mia piccola e vivace associazione date un occhio qui:
www.selamethiopia.it

Sul tema ho scritto prima di Natale il post
Volti che comunicano


18 Febbraio 2010







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mariella.governo